Sri Lanka: quello che i nostri media non dicono

Sono arrivata in aeroporto con 10 ore di anticipo, ho un volo che parte domani mattina alle 6:00 con direzione Uganda. Sono arrivata così presto un po’ per la paura di non svegliarmi e quindi perdere l’aereo e un po’ perché avrei avuto il tempo e modo di dare spazio, scrivendo, alle mie emozioni più intrinseche che solo un luogo come l’aeroporto può riuscire a tirar fuori.

aerial photography of boats on shore
Photo by Tomáš Malčo Malík on Pexels.com

Sono passati ormai giorni dal brutale attacco di Pasqua ai danni di innocenti sull’intera isola dello Sri Lanka, fatto che mi ha colpito in pieno in quanto ho vissuto sull’isola per circa un anno e mezzo, chiamando Colombo, “casa”.

Non riesco a non pensare ogni giorno a ciò che è successo, a ciò che i miei amici hanno dovuto passare e stanno ancora passando tra paura, incertezza, speranza e forza interiore. Ogni giorno, infatti, controllo le news, sia locali che internazionali, dove, purtroppo, ho potuto constatare, leggendo tra le righe, parole di odio nei confronti di una religione in particolare, senza scendere nei dettagli visto che non scrivo per raccontare il fatto; per questo motivo, sento il bisogno di chiarire l’immagine dello Sri Lanka, in quanto testimonianza diretta di ciò che ho visto durante il mio periodo sull’isola:

Premetto che lo Sri Lanka non è un paese terrorista ed il terrorismo non ha religione.

Tamil, Singalesi, Musulmani, Buddisti, Cristiani, Induisti: vivono tutti, pacificamente, come se fossero una sola comunità. Cresciuti nelle stesse scuole, con la stessa passione per il cricket, per la scuola che rappresentano, educati da famiglie provenienti da ogni rango sociale, culturale e religioso.

Non è assolutamente un Paese separato. A dimostrare il fatto recentemente è proprio la comunità Musulmana che invita quella Cristiana delle zone colpite dagli attacchi a pregare nelle moschee, facendo loro guardia; mentre sui social media dei giovani locali continuo a vedere immagini profilo della loro isola con l’hashtag #TogetherWeAreSriLanka, con lunghi post contro il razzismo e contro coloro che, internazionalmente ed erroneamente, promuovono l’immagine di uno Sri Lanka diviso.

Quest’isola non offre solo paesaggi naturali mozzafiato e lunghe spiagge dove potersi rilassare; lo Sri Lanka è un Paese unito che, nonostante la guerra civile durata trent’anni o lo tsunami del 2004, si è sempre rialzato e continuerà a farlo.

man standing on brown rock cliff in front of waterfalls photography
Photo by Oliver Sjöström on Pexels.com

 

Invito i singoli turisti, i viaggiatori e le agenzie di viaggio, a non farsi prendere dalla paura, continuando a pianificare vacanze nella bellissima Perla dell’Oceano Indiano.

Quanto a me, ho già cambiato i piani: se prima avevo scelto la Colombia dove trascorrere le mie vacanze natalizie di quest’anno, beh, direi che è l’ora di rientrare in Sri Lanka!

 

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10 thoughts on “Sri Lanka: quello che i nostri media non dicono

  1. Mi piace leggere il tuo ottimismo. Sicuramente i giornali preferiscono cavalcare le notizie di odio che fanno vendere di più, per fortuna ci siamo noi blogger a raccontare il mondo reale 😉

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  2. Un bellissimo post e un pensiero che condivido. Purtroppo oggi l’informazione è convogliata verso quello che conviene di più. Non conosco lo Sri Lanka e non ci sono mai stata, ma mi fido di chi ci ha vissuto per oltre un anno. Grazie.

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  3. Non sapevo che tu avessi vissuto a Colombo per un anno. Io sono stata in questa meravigliosa terra qualche anno fa e ha letteralmente smosso qualcosa dentro di me. Non so bene dirti cosa, ma so per certo che è merito suo se tante cose sono poi cambiate dentro di me e di conseguenza nella persona che sono. Non posso che confermare ciò che dici, in Sri Lanka persone di religione diversa convivono pacificamente come se non ci fosse differenza alcuna tra loro. Ricordo benissimo tutte le persone che ho incontrato durante la mia scalata del Picco di Adamo. Cattolici, buddhisti, induisti. Erano, anzi eravamo tutti lì insieme, spinti dalla fede e uniti in una sola fede. Ricordo che molti di loro durante il tragitto mi dissero di essere lì per scongiurare altri eventi come lo tzunami a cui erano sopravvissuti. E non importava che io ci credessi oppure no, importava che ci credessero loro e che non stessero lì in cerca di una preghiera solo personale, piuttosto per qualcosa che riguardasse il popolo intero o anche il mondo intero. Ecco, queste mie parole contorte volevano dirti che un piccolo pezzo del mio cuore è in Sri Lanka e che il tuo articolo mi ha commosso notevolmente! ❤

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    1. Tutto esatto quello che hai appena detto! Mi fa piacere che hai vissuto un’esperienza non solo positiva, ma anche significativa per te stessa. 🙂 Spero tu possa andare a trovare quella parte di cuore che hai lasciato li al più presto! ❤

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  4. Purtroppo ammetto che non ero informata di questi fatti ed è stato doloroso leggere il tuo racconto di quanto accaduto ma, allo stesso tempo le tue parole mi hanno dato speranza.
    Non sempre i media riportano le notizie con la cura e l’attenzione che meriterebbero e ammetto, che anche se non è sempre facile, non bisognerebbe farsi condizionare solo dai fatti negativi che accadono.

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  5. Sono pienamente accordo con te. Ogni mondo è paese, e se deve capitare qualcosa può accadere anche fuori il portone di casa. Evitare di viaggiare è come evitare di vivere! Partiamo, sfidiamo la paura!!

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  6. Condivido in pieno il tuo modo di porti e l’ottimismo che metti in questo post. Mi capita spesso di fare ragionamenti simili quando succede qualcosa in paesi europei che conosco bene. Non dovremmo mai lasciare che la paura si prenda la nostra voglia di viaggiare.

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  7. Ero a Nizza due giorni prima della strage e ci sono tornata dopo poche settimane per lavoro e avevo trovato una città ferita e sotto choc. E ho scoperto che anche io ero sotto choc, nonostante non mi fossi trovata in quella terribile situazione. Ma da allora ogni volta che mi trovo in una piazza affollata cerco sempre di individuare in anticipo delle vie di fuga. Questo per dire che anche se vorrei essere ottimista, io ho paura. Sono contenta che tu non ne abbia. Vorrei essere come te, ma faccio fatica. Molta fatica.

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