L’evidenza non giustifica l’obbligo va**cinale – tutti dovrebbero avere il diritto ad una scelta consapevole

Traduzione dell’articolo originale “Evidence does not justify mandatory va–ines | everyone should have the right to informed choice” – pubblicato su The British Medical Journal il giorno 13 Dicembre 2021

*** Alcune parole sono, volontariamente, scritte erroneamente per evitare la censura – ad oggi, quotidiana.

Caro Direttore,

come medici e professionisti della salute, molti dei quali lavorano nel NHS (Serivizio Sanitario Nazionale), vorremmo esprimere la nostra opposizione alla va*inazione anti-S**-Co*-2 obbligatoria per qualsiasi gruppo di persone, compresi gli operatori sanitari e di assistenza. Siamo d’accordo con la commissione della House of Lords (Camera dei Lord) che le prove non sono sufficienti per giustificare questa misura, ma sia il governo, che il Parlamento, non sembrano ascoltare e l’obbligo va**nale per il personale del NHS potrebbe venire approvato come legge questa settimana.

Non mettiamo in dubbio che il cov* può essere, ed è stata, un’infezione pericolosa, e siamo d’accordo che i va*ini siano efficaci in molte situazioni. Tuttavia, c’è, comunque, un notevole grado di incertezza sia sulla loro efficacia contro il virus, sia sulla possibilità di gravi complicazioni a breve termine, per non parlare della mancanza di dati sui danni a lungo termine. Proprio per questo, è fondamentale che le persone siano in grado di fare una scelta pienamente consapevole sul fatto di avere il va**ino o meno.

È generalmente riconosciuto che gli studi clinici randomizzati e controllati siano l’unico mezzo per fornire dati solidi sull’efficacia degli interventi medici, poiché i dati osservazionali sono soggetti a distorsioni incontrollate. Eppure gli studi dei va**ini contro il cov* hanno avuto una durata molto breve e sono stati alimentati solo per fornire prove statistiche definitive sulla prevenzione delle “infezioni sintomatiche”, non sulla prevenzione dell’infezione in sé, dell’ospedalizzazione o della morte. Gli stessi studi, inoltre, non hanno fornito dati sul fatto che i vaccini riducano o meno la trasmissione – cosa che abbiamo dovuto imparare a nostre spese, attraverso prove dal mondo reale, come la rapida diffusione delle varianti D* e, ora, O*.

I risultati dei vari studi pubblicati fino ad oggi hanno suggerito che i va**ini erano efficaci nel ridurre le infezioni sintomatiche per alcune settimane. La durata media del follow-up per le persone nel primo rapporto dello studio Pfz* – su cui si basava la licenza – era di soli 46 giorni, per esempio. Il recente rapporto sui dati delle persone che erano state controllate e analizzate per 6 mesi ha rivelato che la durata media totale del follow-up per l’esito primario dello studio in doppio-cieco è stata di 3,6 mesi per coloro che hanno ricevuto il vaccino e 3,5 mesi per quelli assegnati al placebo.

Inoltre, solo il 7% dei partecipanti è rimasto effettivamente nella sperimentazione in doppio cieco per 6 mesi. Quanto ai dati del mondo reale, sembrano non essere coerenti con i risultati dello studio, avendo, oggi, un alto numero di casi in individui doppiamente va*inati riportati dal Regno Unito e Israele, per esempio. Questo suggerisce o che gli effetti dei va*ini si esauriscono rapidamente, e/o che qualche “distorsione” si è insinuata nelle procedure di studio originali, forse a causa dello “scollegamento” causato dalle reazioni al va*ino o da altre irregolarità procedurali. Gli stessi dati osservazionali suggeriscono che i va*ini possono ridurre i ricoveri ospedalieri e i decessi dovuti a infezioni da cosv*, ma, in assenza di dati da studi randomizzati, è difficile esserne certi, poiché fattori sconosciuti possono influenzare i dati in entrambe le direzioni.

Ancora più allarmanti sono la terza e la quarta inieztione di richiamo, in quanto non sono state testate in alcun studio randomizzato, e tutti gli altri dati sull’efficacia e la sicurezza della somministrazione di ulteriori dosi sono scarsi.

In altre parole, i dati sull’unico risultato adeguatamente testato in studi randomizzati – la prevenzione di casi con due vaccinazioni – sembrano inaffidabili, forse a causa di effetti rapidamente calanti o dovuto ad altri fattori. Inoltre, altri risultati e procedure non sono stati studiati in studi randomizzati, il che significa che non ci sono prove sicure in un senso o nell’altro.

Per quanto riguarda la sicurezza dei vattcini, è chiaro che si verificano effetti avversi rari – ma gravi e potenzialmente fatali – come la trombosi e la miocardite, e che ci sono voluti mesi per identificarli. Mentre, i danni a lungo termine saranno difficili da rilevare a causa della breve durata degli stessi studi randomizzati, e diventeranno, quindi, evidenti solo nei prossimi anni.

Mancano anche i dati sulle categorie di persone che potrebbero essere particolarmente colpiti da reazioni post vattcino, come quelli con o a rischio di disturbi autoimmuni. In più, ci sono pochi dati sugli effetti avversi delle iniezioni di richiamo, il che è significativo dal momento che ci sono stati a lungo preoccupazioni per la sicurezza sull’esposizione ripetuta alla tecnologia m*n*A. Le dosi di richiamo ripetute rappresentano, quindi, un rischio cumulativo per un beneficio non testato.

Per i gruppi di età più giovani, in cui la morbilità e la mortalità legate al co*+d è bassa, e per coloro che hanno già avuto un’infezione da cov+x – e sembrano avere una memoria immunologica di lunga data – i danni post vatcino sono quasi certamente superiori ai benefici per l’individuo stesso. Aggiungiamo che l’obiettivo dei vatcini di ridurre la trasmissione ad altre persone a più alto rischio non è stato dimostrato in modo sicuro.

Il rispetto dell’autonomia e dell’integrità corporea delle persone è al centro dei diritti umani e dell’etica medica, e i dati attualmente disponibili sui vatcini non giustificano in alcun modo il superamento di questi principi fondamentali. Sono necessarie sia più ricerche qualitativamente alte, sia l’accesso ai dati esistenti delle sperimentazioni sui vatcini affinché le persone possano prendere decisioni pienamente consapevoli.

Costringere le persone a vattcinarsi, sia attraverso la minaccia di sanzioni legali o, nel caso di obblighi per gruppi professionali, privando le persone dei loro mezzi di sostentamento e delle loro carriere, non è giustificato a causa della prevalente incertezza sui benefici complessivi dei vatcini, del rapporto rischio-beneficio sfavorevole per molti gruppi e, non da ultimo, della mancanza di dati sui danni a lungo termine.

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